Ultima modifica: 10 Marzo 2020

La didattica non si ferma. E nemmeno la musica!

Riportiamo l’articolo di Corrierebit LINK


All’Istituto Omnicomprensivo Musicale “G.Verdi” di Milano la scuola chiude, ma la didattica non si ferma. E nemmeno la musica!

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un articolo dei docenti di strumento musicale dell’Istituto Omnicomprensivo Musicale di Milano. Da parecchi giorni stanno continuando, con modalità differenti ma con successo, l’attività didattica per i giovani studenti della scuola media, in questo delicato momento dove l’epidemia di coronavirus ha costretto alla chiusura di tutte le scuole italiane. (C.G.)

Al tempo del coronavirus c’è un gran fermento alla Scuola secondaria di I grado “G. Verdi”. O meglio, in quella che è diventata la scuola virtuale: computer, tablet e smartphone di docenti e studenti, che da ormai due settimane sono tra loro interconnessi tramite le più svariate ed efficienti piattaforme atte a mettere in campo la didattica digitale.

Ma la “Verdi” è anche una scuola ad indirizzo musicale: come si fa a rendere virtuale una lezione di strumento, momento che in gran parte si basa sul confronto ravvicinato tra il maestro e l’allievo, così importante per il controllo della respirazione o della postura, della micro-motricità e del peso dei singoli movimenti sullo strumento, momento fondante della crescita tecnica ed emotiva di un musicista in erba? Si dà inizio ad una nuova didattica, dove entra in gioco, oltre alla tecnologia, un nuovo senso di responsabilità, non solo da parte dei docenti, ma anche, e forse soprattutto, da parte degli studenti.

Innanzitutto, in virtù di una spontanea unanimità di intenti da parte dei docenti – che lo strumento sia il violino, il violoncello, la chitarra, il flauto, le percussioni, il clarinetto o il pianoforte – i ragazzi ricevono il compito di registrarsi e mandare il frutto del loro lavoro ai loro insegnanti, senza naturalmente la pretesa di un’ incisione in stile Deutsche Grammophon. E invece quale abnegazione dimostrano i giovani studenti, improvvisamente posti sotto i riflettori della telecamera ed a confronto del microfono, formidabile mezzo di autocritica! “Prof, l’ho fatta già 30 volte ma le registrazioni non mi piacciono!” – ed anche dopo un riscontro positivo da parte dello stesso prof: “Grazie, ma io non sono contenta del mio lavoro!”. E così via, con video mandati e poi rimandati alla ricerca della perfezione, con gli alunni che a 12 o 13 anni si ritrovano a farsi prima di tutto insegnanti di se stessi.

E poi, giusto il tempo di coordinarsi con software da utilizzare e orari in cui fissare le lezioni (per non sovrapporsi ad inglese, italiano, geografia o matematica o storia della musica), e già dal 2 marzo via con le lezioni “live”!, “Prof, mi chiama lei o la chiamo io?”. E queste lezioni in diretta Skype, Facetime, Whatsapp o Google Duo (e chi più ne ha più ne metta, l’importante è riuscire a vedersi e sentirsi), mai nemmeno immaginate fino a dieci giorni fa, si rivelano da subito vivissime per l’attenzione, l’eccezionale concentrazione, l’impegno e di nuovo la straordinaria responsabilità che i ragazzi mettono in campo, finanche i soggetti più vivaci e talvolta distratti in classe. E mentre i docenti si ingegnano nel cercare di calibrare al meglio gli studi, i brani o gli esercizi da assegnare, in modo da compensare i limiti “sonori” della lezione online e di canalizzare il percorso di studi affinché le privazioni date dalla situazione attuale incidano meno, gli allievi sfoderano una serietà che li avvicina agli adulti.

E per i percussionisti come funziona, dal momento che gli strumenti su cui esercitarsi (la batteria, la marimba…) sono a scuola? Semplice: si reinventa lo strumentario con cuscini, pentole, padelle, coperchi…e così la lezione si tinge di un’irrefrenabile fantasia.

Per colmare le lacune dovute all’impossibilità di suonare insieme (a questo purtroppo le frontiere del digitale non sono ancora arrivate) ci si inventano brani per violino e chitarra (perché lo suona la cugina) o con accompagnamento di clarinetto (perché lo suona il nonno). Oppure ci si dà appuntamento in videochiamata “di classe” per scambiarsi idee, opinioni, stati d’animo relativi al periodo e al nuovo necessario metodo di lavoro. Ci si sostiene e motiva a vicenda. Ed infine ci sono i momenti che più che mai non ci si aspetta: due allievi di strumenti diversi, vicini di casa, si ritrovano a studiare e giocare insieme. Ad un certo punto si dividono per fare ciascuno la propria lezione online di strumento – e allora che bello, anche per i colleghi, scoprirsi d’un tratto ad insegnare uno nell’”aula” accanto all’altro!

E così si andrà avanti, continuando a dare il massimo, consapevoli che quest’esperienza avrà insegnato qualcosa di importante a tutti, grandi e piccoli; e che quando si tornerà alla routine “di prima” tutti, ma proprio tutti, accompagnati dalla musica, saremo un po’ cresciuti.

Emanuele Giarrusso, Roberta Ruffilli, Alessia Principi, Francesco Macrì, Giuseppe Pollinzi, Ileana De Santis, Francesca Torri, Gianfranco Messina, Mariateresa Amenduni, Alessandra Aitini, Matteo Staffini.

Docenti di strumento della Scuola Secondaria di I grado “G. Verdi”

9 marzo 2020




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